Storia del Comune

Il toponimo di Roccamena sembra derivi dall'esclamazione di stupita meraviglia del principe Giuseppe Beccadelli Bologna (1726-1813), marchese di Sambuca e Principe di Camporeale, che alla vista del ridente paesaggio caratterizzato da rilievi rocciosi emergenti dalla rotondità della collina su cui adesso sorge in gran parte il centro abitato, esclamò: "Che rocca amena".
Il centro urbano attuale sorge su uno fondi incorporati nel feudo della Sparacia, che apparteneva al Collegio Massimo dei Gesuiti a cui, nell'ambito delle riforme volute da Bernardo Tanucci (1698-1783), ministro di Ferdinando IV, re di Napoli e di Sicilia, venne espropriato nel 1767.
Nel 1775 il Beccadelli, succeduto a Tanucci nella carica di primo ministro del regno, entrò in possesso di molti beni appartenuti ai Gesuiti, tra cui il feudo di Sparacia e con licentia populandi del 1779, diede l' inizio alla fondazione di molti insediamenti abitativi, tra cui il villaggio di Roccamena la cui nascita si fa risalire agli anni 1796/97, mentre il primo registro parrocchiale è del 1798.
Con la Costituzione della Sicilia del 1812, il territorio di Roccamena fu assegnato alla comarca di Corleone, per poi essere elevato a Comune con regio decreto datato 1 maggio 1848.
Il paese, nel corso degli anni si è ampliato rimanendo, però, sempre arroccato sulla collina e pur mantenendo la sua originaria pianta a scacchiera, la sua struttura urbanistica ha subito cambiamenti notevoli.
Delle antiche costruzioni in pietra, sostituite da edifici in cemento armato e mattoni, ormai ne rimangono ben poche; anche alcune vie lastricate e molte gradinate in pietra sono state asfaltate e convertite in strade carrozzabili.
Oggi Roccamena conta circa 1.600 abitanti e fonda la sua economia principalmente sull'agricoltura, notevole è la produzione di cerali, uva, ortaggi e soprattutto di melone bianco.
Anche la zootecnia, gioca un ruolo significativo e negli ultimi anni, accanto all' allevamento di ovini e bovini ha sviluppato quello dei cavalli di razza.
Discreta è la produzione artigianale che realizza ottimi manufatti in ferro battuto e in legno.
Benché il paese abbia origini recenti, il territorio circostante Roccamena, collocato tra i due rami del fiume Belice, conosciuto nell'antichità con il nome di Crimiso, nel corso dei secoli è stato crocevia di incontri e scontri di civiltà; proprio sulle sponde del Crimiso ebbe luogo nel 339 a.C. la grande battaglia tra l'esercito greco, guidato dal famoso condottiero Timoleonte che sconfisse quello cartaginese comandato da Amilcare e Asdrubale Barca.
Ma le vicissitudini di questi luoghi sono documentate già dall'età preistorica: Sicani, Siculi, Elimi, Greci, Cartaginesi, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, sono i popoli che su questi territori si sono avvicendati e su cui hanno lasciato tracce profonde e indelebili.


DA VEDERE

Sono molti i motivi che potrebbero indurre un visitatore a trascorrere una giornata a Roccamena e tutti a carattere culturale: l'itinerario ideale può iniziare da un'escursione su Monte Maranfusa per visitare il castello e il sito archeologico; più a valle si può ammirare il Ponte Calatrasi e l'antico mulino.

torna all'inizio del contenuto